Nascere senza arti, diventare o nascere cieco, paraplegico per una pallottola vagante, amputato da un mostruoso incidente automobilistico, bloccato da una malattia neurodegenerativa, diventa l'occasione e il momento perchè la forza vitale dirompa all'esterno dall'anima e dalla mente della persona colpita. Ecco allora prendere forma le più svariate modalità di riscatto senza alcun desiderio di vendetta nei confronti di un destino senz'altro avaro.
Buona lettura e riflessione!
L’estate del 2009 Manuela era in Grecia, in vacanza. Per scattare una foto «figa», come ricorda ora, ha perso l’equilibrio su un muretto ed è caduta per una cinquantina di metri. La sua corsa è stata fermata da una roccia, che le ha spezzato la colonna vertebrale, facendole perdere l’uso delle gambe. Tre anni esatti dopo il dramma, è riuscita a rimettersi in piedi e camminare con l’aiuto di esoscheletro bionico (una sorta di robot prodotto dalla Ekso che va a batteria, sviluppato in origine per dare i superpoteri ai soldati dell'esercito americano) messo a disposizione in una clinica di Lecco, Villa Beretta. Il 04 Giugno 2016 Manuela ha stabilito il record del mondo del percorso più lungo mai fatto con un esoscheletro.
Attualmente studia veterinaria all'Universita' di Bologna e lavora (come barman) in un locale a Bologna.
Ho sempre in mente i primi tempi con la carrozzina, avevo paura di ribaltarmi e cadere. Lei non ha idea di quante volte è successo, ma serve: cadendo passa la paura.
L'esoscheletro non sostituisce la carrozzina e non può permettere di riprendere a camminare, ma serve per fare riabilitazione. Non mi sento un modello, ma voglio trasmettere una speranza perché le persone non devono arrendersi.
Lo dico chiaro, la mia condizione non è penalizzante. In carrozzina sono molto più autonoma di quando, con Rewalk, mi alzo in piedi e cammino. Ho frequentato diversi posti dove si fa riabilitazione spinale, ho verificato di persona troppa gente che non vive più, raggomitolata su se stessa, incapace di uscire dalla condizione di disabilità. Molti si sentono malati.
Con la carrozzina ho sperimentato ogni tipo di sport, guido l’auto, viaggio in aereo. Ma non mi sento un fenomeno, sono semplicemente una persona che dice: guardate, si può fare quasi tutto e se uno ha dei limiti può provare ad andare oltre.
Gli orizzonti cambiano, tre anni fa pensavo alla carriera universitaria per diventare chirurgo veterinario, oggi ha in testa un sacco di altre cose. Una per tutte l’impiego della pet therapy non soltanto per gli anziani. Presto andrò in Toscana, dove si svolgono i Dinamo Camp, per aiutare i bimbi che sono usciti da situazioni oncologiche. Con i cani si può fare un ottimo lavoro.
Immaginate di aver ricevuto una diagnosi di autismo all’età di due anni. E di non aver parlato fino all'età di quattro anni. Di essere nate negli Stati Uniti alla fine degli anni ’40, quando la teoria dominante sulla causa dell’autismo era quella delle “madri frigorifero”, insensibili ai vostri bisogni così da costringervi a chiudervi in una fortezza vuota. Immaginate di avere avuto invece una madre eccezionale, che si rifiuta di farvi internare in un istituto e si impegna per insegnarvi a parlare, a cercare le cure migliori e le scuole in grado di darvi gli stimoli più appropriati. Così da consentirvi di ottenere, nonostante le difficoltà, un notevole successo accademico e professionale nel campo degli allevamenti di bestiame. Questa donna è Temple Grandin (Boston, 29 agosto 1947) professoressa associata della Colorado State University, una delle più famose personalità affette da sindrome di Asperger.
Per Francesco Maria De Ponte, giovane romano di 26 anni, la laurea in Scienze politiche della comunicazione, conseguita l'8 aprile 2016 alla Luiss con 110 su 110, (titolo della tesi «Il ruolo del giudice nei sistemi di common law e civil law, convergenze e contaminazioni contemporanee»), non è solo il coronamento di un brillante percorso di studi, ma soprattutto un grosso colpo di piccone a paure e pregiudizi. . Francesco, infatti, è il primo studente autistico in Italia a conseguire una laurea magistrale, dopo avere ottenuto quella triennale. Un traguardo che sembrava impossibile quando, all'età di due anni, gli fu diagnosticata la patologia. Ostacolo che Francesco ha superato grazie alla sua tenacia e all'amore e alla competenza di mamma e papà, entrambi medici, e della sorella. Francesco oltre che dalla sua volontà è stato sostenuto dal tutor della Luiss che lo ha seguito nell’ambito di un progetto aperto a tutti gli iscritti all’ateneo romano, finalizzato a estrapolare il meglio da ognuno di loro in base alle singoli attitudini.
Pensieri
Penso a un futuro nel settore dell’amministrazione pubblica, non vedevo l’ora di arrivare alla fine, non ho avuto paura
Non ci siamo mai nascosti la verità, atteggiamento inconsapevole e umano di chi ama il figlio e vorrebbe vederlo normale. Invece bisogna agire subito, non perdere tempo, questo è il mio consiglio. Francesco soffre di autismo ad alto funzionamento. Significa che possiede capacità cognitive elevate. Da bambino ha seguito terapie cognitivo-comportamentali, adesso fa psicoterapia. [ Rosa De Ponte, mamma di Francesco Maria ]
Rigido nei rapporti ogni novità è motivo di ansia, lo sconvolge. Non c’è grigio, tutto è in bianco e nero. Tutto deve essere pianificato e i fuori programma lo disorientano. Ha bisogno di ripetitività, come quando da bambino ripeteva i movimenti. [ Rosa De Ponte, mamma di Francesco Maria ]
Davide Santacolomba, siciliano, suona il pianoforte da quando era bambino. Fin qui non sembra esserci nulla di particolare eppure la storia di questo ragazzo è sorprendente. Davide, infatti, è affetto da una grave ipoacusia bilaterale neurosensoriale. In altre parole, è sordo. Aveva 8 anni quando viene sottoposto a controlli medici e di accertamento che confermano la sua problematica: Davide non è in grado di udire nessun suono acuto. Il suo udito a malapena percepisce, a volume molto basso, i suoni del registro grave… per il resto è totale sordità. La diagnosi viene effettuata nell’ospedale Niguarda di Milano. Durante i giorni di pernottamento nel capoluogo lombardo, il piccolo Davide e la sua famiglia alloggiano presso un residence. La padrona possiede un pianoforte e ogni tanto lo suona per i suoi ospiti. Qui, per la prima volta, Davide incontra lo strumento che gli cambierà la vita. La signora esegue qualche canzone semplice. Fra Martino Campanaro e melodie di questo genere, realizzate in un registro medio, tali che il bimbo possa riuscire a sentire qualcosa. Da allora comincia ad appassionarsi alla musica anche se, per ovvie ragioni, quella sembra essere la strada in assoluto meno percorribile per lui. Ma Davide ha una precoce forza di volontà e anche uno spirito entusiasta. Inizia a studiare musica alle scuole medie e da lì a poco, dopo anni di rigoroso studio e grazie sopratutto all'aiuto della sua prima insegnante, Paola Sciotto, approda al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo. Ha 14 anni e supera l’esame di ammissione. Sono anni difficili. Il suo primo Maestro non è affatto clemente, lo scoraggia, lo demotiva, ritenendo che un ragazzo sordo non possa fare nessun tipo di carriera come musicista. Lentamente, con uno sforzo superiore a tutti gli altri e affidandosi anche al suo senso tattile e alla sua emotività, Davide riesce a superare le avversità. Con coraggio e insistenza, anno dopo anno, affronta ogni esame fino traguardo del diploma accademico, conseguito con un voto di 10 e lode. Oggi la vita di questo ragazzo straordinario è sensibilmente migliorata grazie a un potente apparecchio acustico che, negli ultimi 2 anni, gli ha dato la possibilità di recuperare frequenze inesistenti al suo udito naturale, migliorando la sua comunicazione verbale e musicale, non costringendolo inoltre a leggere sempre il labiale per poter comunicare con gli altri. Dopo un esame molto difficile, Davide è stato recentemente ammesso al Master of Art in Music Pedagogy in pianoforte presso il prestigioso Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano. La sua straordinaria caparbietà, il suo entusiasmo e forza, non possono lasciare indifferenti e sono una fonte di ispirazione per tutti.
“Ho dovuto fare uno studio e un lavoro pazzesco affidandomi interamente all'orecchio della mente per il tocco, all’espressività, al tatto. Il mio ‘orecchio mentale’ funziona così: attraverso la conoscenza del registro dei suoni gravi e medi posso ricostruire nella mia mente lo stesso tocco e carattere nel registro dei suoni acuti… così cerco di studiare dapprima i brani trasponendoli nel registro più grave per poi riportarli nel registro originale”
“Ho messo sempre davanti il cuore: ho un grande desiderio di provare e di trasmettere agli altri le emozioni, la bellezza, la nobiltà, la purezza e tutte le sensazioni che la musica regala”
Ex ginnasta della Nazionale (con cui ha partecipato alle Olimpiadi di Atlanta) e danzatrice, Nicoletta Tinti, nata il 22 maggio 1979 ad Arezzo, è su una sedia a rotelle dal 2008 a causa dell’esplusione di un’ernia discale che le ha lesionato il midollo spinale. Paraplegia, la diagnosi. Ecco cosa ricorda Nicoletta del giorno in cui la sua vita cambiò. «Era un lunedì di luglio. La mattina alle sei mi svegliò una fitta fortissima alla schiena, come una pugnalata, causata da una ernia di cui non mi ero resa conto di avere. In poche ore cominciai a perdere movimento agli arti inferiori. All’ospedale di Siena mi operarono subito. Al risveglio, i medici mi dissero che non avrei più camminato». Nicoletta confessa di non essersi resa subito conto del suo nuovo stato. «Se piansi fu solo perché gli altri piangevano». Una settimana dopo l’operazione fu trasferita alla Unità Spinale di Firenze e solo allora, confrontandomi con le altre persone in carrozzina, mi resi davvero conto della mia nuova realtà». Questo suo handicap non le ha impedito di rimodellare il suo curriculum dove alla voce «professione» ha scritto «ingegnere civile» e tra le sue passioni ha messo la parola «danza». Nicoletta balla e lo fa con disinvoltura. Grazie all’aiuto di una gabbia «grim», Nicoletta riesce a muovere la parte superiore del suo corpo e a rendere invisibile quella disabilità che nella vita quotidiana vive con orgoglio. Ha fondato la compagnia di danza “Inoltre”. [http://www.inoltre.company/]
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Pensieri
Gli altri piangevano, ma io vedevo solo me stessa, la donna di sempre, timida e attiva. Non ho mai avuto momenti di disperazione.
Il mio mondo è stato ed è quello dello sport che ti abitua alle rinunce e alla determinazione.
Ho imparato a convivere con la mia nuova condizione. Pochi giorni dopo l’operazione iniziai fisioterapia e misi in pratica tutto quello che mi insegnavano. Mi posi piccoli obiettivi da trasformare in grandi vittorie quotidiane, come imparare a vestirmi. Non ho mai pensato di dipendere da altri. Né in casa né fuori. Così presi subito la patente per disabili e in un anno terminai gli esami e la tesi che mi mancavano per la laurea in ingegneria civile
Nonostante abbia perso entrambe le braccia in un incidente quando aveva solo 10 anni, Ibrahim Hamato non si è dato per vinto e si è allenato duramente per diventare un fenomeno del ping pong. E con la racchetta tra i denti, l'atleta egiziano ha vinto partite su partite, fino a diventare un giocatore professionista e uno dei più famosi del circuito.
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Pensieri
Disabilità non è nella braccia o nelle gambe. Disabilità è nel non perseverare in ciò che si vorrebbe fare.
Nulla è impossibile se si lavora duramente per un obiettivo. (...) Nella mia vita le due cose più importanti sono due. La prima è mia moglie, lei è tutto per me. Mentre la seconda è proprio il Ping Pong, sport nel quale trovo la mia più grande soddisfazione nel giocare e godermi ogni singolo punto conquistato.
Tre anni dopo la sciagura volevo ricominciare ma non riuscivo a giocare con la racchetta sotto al braccio. Dopo aver tentato varie soluzioni ho deciso di tenere la racchetta con la bocca, e come vedete funziona!
Quando aveva 2 anni a Jacob Barnett (nato il 26 maggio 1998, Indianapolis, Indiana, Stati Uniti) è stata diagnosticata una grave forma di autismo ed è stato inserito in un programma di insegnamento speciale. Il suo problema? «Pensava il mondo troppo nel dettaglio, così sembrava che non pensasse affatto - ricorda la madre del ragazzo, Kristine Barnett, che ha di recente pubblicato il libro "Il mio bambino speciale" -. I medici al tempo mi dissero che sarebbe stato un buon risultato se Jacob fosse riuscito ad allacciarsi le scarpe o a leggere un libro. >> I genitori iniziarono subito la terapia Floortime un metodo per il trattamento di bambini con autismo che permette loro di concentrarsi su argomenti che li interessano. A soli 3 anni, durante una gita di un locale planetario, Jacob rispose a domande estremamente difficili sull’astronomia lasciando tutti i presenti allibiti. Da quel momento una escalation di scoperte e successi. A 4 anni memorizzò una mappa degli Stati Uniti guidando la sua famiglia da Indianapolis fino a Chicago. A 8 abbandonò la scuola perché si annoiava ad ascoltare le spiegazioni di cose che lui già sapeva, o indovinava in grande fretta. Apprese autonomamente in due settimane calcolo, algebra e geometria fino a calcolare 200 cifre del pi greco. A 11 anni gli venne offerto un posto all’Università dell’Indiana mentre ora sta studiando per un master e lavora a una nuova teoria sulla fisica quantistica. La celebrità giunse quando la madre Kristine decise di riprendere il figlio mentre pronunciava frasi per lei incomprensibili e scriveva interminabili formule matematiche spiegando jacoble sue perplessità sulla teoria della relatività di Einstein. Il video attirò l’attenzione dell’Istituto di Princeton, proprio dove Einstein sviluppò la sua teoria. La relatività costituisce uno dei problemi più difficili dell’astrofisica e della fisica teorica pertanto chiunque riuscisse a risolverli sarebbe un naturale candidato a vincere il premio Nobel. Intanto Jacob, Jake per gli amici, porta avanti la sua vita come un normale bambino guardando Disney Channel e film di fantascienza. Nonostante le numerose pubblicazioni scientifiche che ha alle spalle, la brillante carriera scolastica e le numerose scoperte e teorie che sta elaborando, la madre afferma che è necessario un lavoro quotidiano su se stesso per far fronte ai problemi che la sindrome gli causa. L'8 novembre 2014 Jacob riceve il Premio Internazionale Sciacca.
Se mi chiedono della quarta dimensione, posso parlare per ore, se mi domandate dove ho messo i calzini, rispondo: non lo so.
Di tutto quello che mi hanno detto che non sarei stato in grado di fare, una cosa l’hanno indovinata: non riesco ad allacciarmi le scarpe, ecco perché oggi sono in ciabatte.
Ogni bambino ha un dono naturale. È ovvio che non tutti coloro che soffrono di autismo sono dei geni, ma tutti però hanno una qualche forma di talento. Bisogna prestare attenzione all’educazione dei bambini, e fare in modo che i doni individuali vengano accettati e valorizzati per la loro eccezionalità invece che ridotti a uno schema. [Kristine Barnett - madre di Jacob Barnett]
Terry Garret è un ragazzo non vedente che ha un canale YouTube dove documenta le sue imprese. Nonostante la sua disabilità, Garret è uno degli studenti più promettenti della facoltà di Ingegneria dell’Università del Colorado. Nel 2011 ha iniziato a giocare a The Legend Of Zelda nella versione per Nintendo 64 affidandosi a due altoparlanti per ascoltare i suoni di Ocarina Of Time e scovare nemici, muri e ostacoli da superare. Ovviamente ci sono volute un sacco di vite, però il salvataggio dei progressi del gioco gli ha consentito di proseguire insieme al supporto dei suoi fan che gli hanno fornito i giusti consigli audio con le procedure dettagliate.
Jeff Onorato dice che la svolta della sua vita è legata ad un episodio in fondo semplice. E' il 1977, Gianfranco Onorato ha 25 anni ed esce dopo un anno di ospedale, il braccio e la gamba sinistra non gli servono più a nulla: il primo paralizzato e la seconda semiatrofizzata dopo l'asportazione di mezzo muscolo della coscia. Tutto per un terribile incidente di moto. Il traghetto per Olbia sta per attraccare, si accorge di avere i lacci della scarpe slegati e sorridendo chiede aiuto all'uomo che ha vicino: "Mi dà una mano, per cortesia?". E la risposta è il benvenuto del mondo dei normali: "E a me che me ne frega?". Oggi Gianfranco "Jeff" Onorato è diventato un acrobata dello sci nautico, campione mondiale di sci a piedi nudi nei campionati per disabili e addirittura 150esimo in Europa, davanti a una quarantina di atleti normalissimi. A lui hanno fatto inaugurare i mondiali di nuoto a Sidney, in Australia del 2001. Tutto perché quel giorno del '77, ad Olbia, Jeff ha pianto.
"E' così che è scattato il meccanismo" racconta. Perché poi dalla rabbia e dall'umiliazione ha imparato ad allacciarsele con una mano sola, le scarpe. Poi ha deciso di continuare a fare sport. Poi si è costruito la casa, mattone su mattone. E quando ha messo l'ultima tegola, dice, ha capito "che anche con un braccio solo e una gamba semi-inferma non c'erano limiti". Prima dell'incidente con la moto, Jeff Onorato nell'isola de La Maddalena in Sardegna dove è nato il 19 ottobre 1952 vive per lo sport. Inizia con il calcio: prima le giovanili, poi nell'eccellenza con il Palau e capitano ne La Maddalena. Gli basta? No: vince il campionato provinciale di pallavolo nei campionati studenteschi, fa gare di atletica nel fondo, quando non gareggia va in barca a vela, fa subacquea e quando cerca di entrare all'Isef si fa notare anche nelle parallele e nel volteggio al cavallo. Tra un allenamento e una gara trova anche il tempo di sposarsi. Una vita di corsa. Fino a quando un'auto lo investe in moto. Per molto tempo spera di recuperare il braccio. Non è così, è quell' "arrangiati" al porto di Olbia gli fa capire cosa lo aspetta. In più arriva anche il divorzio. E il messaggio è chiaro: devi imparare a fare da solo. E Jeff impara. Nel 1994 acquisisce il brevetto di Istruttore Federale e di Maestro Federale di sci nautico e apre la prima scuola storica: lo Sci Club ‘Saint Tropez’, a due passi dal ponte di Caprera. Riesce a far sciare chiunque, a prescindere dalle condizioni fisiche e mentali. La sua prima atleta non vedente: Graziella Chiai, oggi scia anche con un monosci da slalom e da figure (2000). Emanuele e Adriano, due ragazzini down di La Maddalena e Tempio sorridono con gli sci ai piedi.
è bello sapere che c'è qualcosa dentro di te che non ti abbandonerà mai
Per vivere bisogna saper volare e per volare bisogna saper osare
La vera libertà si conquista quando riesci a trasformare ogni dolore in una gioia.
Ero un single con la voglia di riprendere in mano i progetti che avevo abbandonato Insomma ho riaperto il cassetto, ho ricominciato ad allenarmi, a darmi da fare, a riallacciare i contatti perduti.
La vita è una questione di atteggiamenti mentali, lo so che sembra facile a dirsi, ma si può fare. E ci si arriva a piccoli passi, giorno dopo giorno. Anche quando ti dicono di no, che questo non lo puoi proprio fare. Certo ho un grande vantaggio: parto da una situazione che fa sembrare agli altri che io faccia molto...
Ho molta fede in Dio, in qualche modo ha voluto che questo fosse il mio destino". La difficoltà maggiore? "Che non esistono regole o leggi che organizzino la vita dei "diversamente abili", come chiamo io i disabili. Se provi a rompere questo muro, trovi insidie e ostacoli. Ma gli ostacoli vanno superati, non serve lo scontro
Una moglie, un figlio e uno in arrivo, un lavoro come operaio.
Una vita tranquilla, che viene totalmente sconvolta il 5 marzo 1994, quando Philippe Croizon (1968) sale sul tetto di casa sua per smontare l'antenna della Tv.
L'antenna tocca i cavi dell'alta tensione: la prima scossa di 20000 volt lo uccide sul colpo, la seconda lo rianima miracolosamente.
Trasportato all'ospedale, passa i successivi due mesi in coma, fino al risveglio, quando si ritrova in una camera sterile coperto di tubicini e bende e amputato dei quattro arti.
Guardando la televisione dal suo letto d'ospedale, vede una notizia su una persona che ha attraversato a nuoto la Manica: «Ho pensato: “Perchè io no?”, così nel 2009 contatta i migliori allenatori del settore e comincia a prepararsi. Non sapeva niente del nuoto, ha cominciato praticamente da zero. Si allena 35 ore a settimana, nuota 280 km ogni mese.
Il suo stile è ovviamente particolare e adattato alla sua condizione: Philippe stesso ha messo a punto delle pinne speciali che si fissano ai moncherini delle gambe e gli permettono di nuotare, mentre usa le braccia per mantenere l'equilibrio nell'acqua e non soffrire il mal di mare.
Per fare le “prove generali” Philippe sceglie un tratto di mare in Francia: il 19 agosto nuota da Noirmoutier a Pornic, attraversando un golfo sull'Oceano Atlantico. Ci mette 4 ore e 55 minuti, contro le 6 previste, nuotando controcorrente nell'ultima ora e mezza.
Il 18 settembre 2010 all'età di 42 anni, la sfida alla Manica: entra in acqua a Folkestone, in Inghilterra, poco dopo le 8.
Arriva a Cap Gris Nez, in Francia, alle 21.30 nuotando a una media di 3km/h, quando la media per un normodotato in buon allenamento è fra i 4 e i 5km/h.
E' stato il primo uomo con un handicap così grave a superare quello che da sempre è definito “l'Everest del nuoto”.
Avrei potuto decidere di lasciarmi morire. Ma ho deciso di vivere. Trovarmi così... per mesi non ho saputo cosa fare, i miei amici, i miei genitori, i miei zii venivano a trovarmi e mi dicevano “Devi vivere, devi ricominciare...” ma erano solo parole. Sono stati i miei figli a darmi la forza di dire che volevo vivere. Avevano bisogno del loro papà, che il loro papà li aiutasse nella vita. E così ho deciso di vivere
Sai, prima avevo la mia vita, il mio tran tran quotidiano, non mi sarebbe mai venuto in mente di fare quello che ora grazie all'handicap faccio. E guarda bene che dico ‘’grazie all'handicap” e non “nonostante”
Ho voluto farlo per lasciare un segno per me, per i miei, per tutti i miei compagni handicappati che non hanno più voglia di vivere
Nato a La Sterza il 22 settembre 1958, a causa di un glaucoma congenito, la sua vista è stata debole fin dalla nascita; diventa completamente cieco a seguito di una pallonata nell'occhio. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, in gioventù cantava in varie chiese della Valdera. Durante il periodo dei suoi esordi, Bocelli incontrò difficoltà nell'affermarsi come cantante operistico. Per cercare di affermare il suo nome, decise di darsi alla facile commerciabilità discografica dei produttori, presentandosi al pubblico non più come cantante lirico ma come un semplice cantante di musica leggera: dopo un primo 45 giri pubblicato nel 1982 per la piccola etichetta Lido, Amico mio/Quando, nel 1990 firma un contratto discografico con la Virgin Dischi che pubblica il suo secondo 45 giri, Il diavolo e l'angelo/Proprio tu, che però passa inosservato. Nel 1992 Bocelli collabora con Zucchero Fornaciari, durante il periodo in cui Fornaciari stava preparando insieme a Luciano Pavarotti la registrazione del brano Miserere, inserito poi nell'omonimo album, registrando le tracce vocali del provino del brano. Passa quindi all'etichetta Sugar, di proprietà di Caterina Caselli, la quale lo nota e si decide a lanciarlo sulla scena canora italiana di tipo melodico come cantante di musica leggera. Nel 1994 ha vinto il Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte con Il mare calmo della sera.
È tra gli artisti italiani che hanno venduto il maggior numero di dischi. Il 2 marzo 2010 il suo nome è stato inserito nella Hollywood Walk of Fame per la sua attività nel campo della musica internazionale.
Nel luglio 2011 Andrea Bocelli ha dato vita alla ABF “Andrea Bocelli Foundation”. La Fondazione nasce per aiutare le persone in difficoltà a causa di malattie, condizioni di povertà e emarginazione sociale promuovendo e sostenendo progetti nazionali e internazionali che favoriscano il superamento di tali barriere e la piena espressione del proprio potenziale.
Cerca di dare il meglio di te, di essere onesto nel giudicare te stesso e gli altri, ascolta la tua coscienza e vai avanti senza abbatterti perchè la buona volontà e lo spirito di sacrificio alla fine pagano sempre!
Tante persone vedono tutto senza in realtà vedere nulla
Lavoro e studio. Finché la vita regala scoperte ti arricchisci e resti giovane. Quando subentra la noia e le voglie se ne vanno, sei al crepuscolo. La mia esperienza di passaggio da vedente a non vedente mi ha insegnato che non è terribile ciò che sembra terribile ma spesso si rivela terribile ciò che non sembrava terribile.
É per fede nell’amore e nella giustizia che siamo chiamati a costruire un mondo migliore di quello che abbiamo trovato, chiamati a restituire al mondo ciò che di buono abbiamo avuto, affinché anche le persone più sfortunate o più deboli abbiamo la possibilità di una vita piena di opportunità e di bellezza, e affinché chi merita possa trovare energia e occasioni vere per dare il meglio di sé
E' nato a Brooklyn (U.S.A.) il 9 novembre del 1951. Oltre ad essere stato un attore è stato un campione di culturismo.
La sua famiglia era di origine italiana. Suo padre Matthew era un tenente di polizia di New York. Ancora molto piccolo, all’età di tre anni, Lou ebbe una grave infezione all’orecchio che gli causò la quasi totale sordità. Cominciò ad allenarsi coi pesi all'età di 13 anni, imitando il culturista e attore Steve Reeves, un famoso Ercole del cinema.
Dopo aver terminato gli studi nel 1969, Ferrigno vinse i suoi primi trofei, l'IFBB, Mr.America e Mr.Universo quattro anni dopo. Nel 1974, arrivò terzo al primo tentativo di conquistare il titolo di Mr Olympia. Arrivò ancora terzo l'anno successivo, e questo suo tentativo di battere Arnold Schwarzenegger fu la trama del film-documentario "Uomo d'acciaio" del 1977. Partecipò sempre in quell'anno a: L'uomo più forte del mondo arrivando quarto su otto partecipanti. Dopo di questo lasciò il mondo della competizione culturista per molti anni.
Lou Ferrigno è stato il culturista più alto di quei tempi con i suoi 193 cm di altezza e 123 kg di peso. Benché non fosse mai riuscito a sconfiggere Schwarzenegger nel culturismo, si prese la rivincita ottenendo la parte di Hulk nella famosissima serie tv degli anni settanta. Con i suoi 188 cm, Arnold non fu ritenuto abbastanza alto.
Nei primi anni novanta, Ferrigno tornò al culturismo, gareggiando negli anni 1992 e 1993 per il titolo Mr. Olympia, finendo rispettivamente dodicesimo e decimo, allora tornò agli Olympia Masters, arrivando secondo nel 1994 preceduto da Robby Robinson. Dopo questo si ritirò definitivamente dal culturismo competitivo.
È presente un suo cameo in Hulk, film del 2003 diretto da Ang Lee, dove appare come guardiano del laboratorio universitario in cui lavora Bruce Banner e nel 2008 interpretò lo stesso ruolo nel film di Louis Leterrier L'Incredibile Hulk, in cui doppia anche il gigante di giada.
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Pensieri
Se non avessi perso l'udito, non sarei dove sono ora. Questo mi ha forzato a massimizzare il mio potenziale. Dovevo essere meglio di una persona media per avere successo.
Alessandro Zanardi nasce a Bologna il 23 ottobre 1966 con la passione per i motori nel sangue, ben supportata dell'esempio paterno. Anche il genitore era ottimo pilota dilettante e grande intenditore. Alex frequenta così le corse, inizia a gareggiare sui kart e segue con passione tutti gli avvenimenti legati a questo sport.
La sua classe indiscussa pian piano emerge, ottenendo nel tempo ottimi risultati come i 3 Campionati Italiani ed il titolo Europeo di kart: i risultati lo fanno entrare di diritto in Formula 3 dove, come miglior risultato, ottiene un secondo posto nel Campionato Europeo.
Pur senza possedere grandi possibilità economiche (il padre è idraulico e la madre una valente artigiana camiciaia), Alex Zanardi riesce ad entrare in Formula 3000 nel 1990. Eddie Jordan, grande talent scout ed opportunista, lo segue e nel 1991 lo schiera nel suo Team in Formula 1. Pur confermandosi grande combattente non ottiene però in questo periodo risultati di rilievo. Passa per tutte le cosiddette squadre di "riempimento" (Minardi, Lamborghini e Lotus), fino al 1994. In 25 Gran Premi disputati non riesce ad ottenere che un solo punto in Classifica. A Spa è protagonista di un terribile incidente che, pur senza conseguenze, lo costringe a lasciare il Team Lotus.
Nel 1995 nonostante i tanti contatti con squadre di Formula 1, nulla va a buon fine e viene avvicinato da procuratori che lo propongono a manager della Formula Kart americana. Chip Ganassi, leggenda della Serie americana lo vuole e, con un ingaggio che non si può rifiutare, lo convince a fare il passo. Si ambienta in fretta e già nel primo anno (1996) ottiene tre vittorie che lo pongono in primo piano per la vittoria dell'anno successivo: un successo che gli fa guadagnare il rispetto (con anche un pizzico di sana invidia) dei piloti americani.
Le previsioni vengono pienamente confermate e per gli anni 1997 e 1998 il pilota da battere è lui. Con autentiche imprese che fanno impazzire i tifosi Alex si impone nel Campionato in entrambi gli anni, ma il desiderio di rivalsa per una Formula 1 che non lo ha nè capito, nè giustamente valutato, lo chiama. La richiesta da parte del Team Williams per un contratto triennale non lo fa neanche riflettere, firma ed abbandona gli Stati Uniti, lasciando un grande vuoto fra gli appassionati.
La Williams, pur sempre squadra di vertice, nel 1999 realizza una vettura mal riuscita e in 16 Gran Premi, Zanardi colleziona ben 10 ritiri. All'interno del Team il suo carattere educato e gentile si scontra con l'animo burbero del Capo progettista Patrick Head che lo scarica letteralmente, incaricando il giovane Ralf Schumacher dello sviluppo della vettura. Il clima diventa impossibile e così, a fine stagione, da gran signore, Alex accetta la transazione della risoluzione del contratto dei restanti due anni. Con una bella cifra di liquidazione si ritira a Montecarlo a godersi la dolce moglie Daniela ed il piccolo Niccolò, con frequenti puntate a Castelmaggiore a trovare le adorate mamma e nonna.
Dopo un 2000 di tutto riposo, Mo Nunn, altro grande manager della Cart convince Zanardi a tornare a correre nella Serie a bordo delle Reynard Honda del team. Sulla pista del Lausitzring (a 100 chilometri da Berlino e a 60 da Dresda) in una corsa a pochi giri dal termine, nel pomeriggio di sabato 15 settembre 2001 ha avuto luogo il terribile incidente fra Alex Zanardi e il pilota italo canadese Tagliani. Zanardi, a undici giri dal termine, era rientrato per un rabbocco precauzionale di benzina e con foga aveva ripreso la pista, ricevendo schizzi di carburante sulla visiera. Ma nell'atto di detergerla successe che perse sfortunatamente il controllo della vettura la quale, dopo un testa e coda, rientrò lentamente ma trasversalmente sulla pista proprio mentre sulla stessa linea soppraggiungeva la vettura di Tagliani. Conseguenza di questa tragica fatalità fu un urto perfettamente perpendicolare fra le due vetture, inevitabile e violentissimo, che tagliò letteralmente in due la Reynard Honda di Zanardi, proprio all'altezza delle anche del pilota bolognese. Subito le condizioni apparvero disperate e per limitare l'emorragia si dovette intervenire con la soluzione più drastica e radicale: l'amputazione degli arti inferiori. Se con quest'atto, dettato da "estrema ratio", si riuscì indubbiamente a salvare la vita del valoroso pilota, le condizioni di Zanardi rimasero gravissime per lungo tempo, complici altre numerose fratture e il perenne rischio di embolia.
Con l'aiuto di Gianluca Gasparini, giornalista della "Gazzetta dello Sport", Alex ha scritto "... Però, Zanardi da Castelmaggiore!" (2003), un libro che ripercorre la sua vita, la sua carriera e soprattutto il suo straordinario recupero.
Nel 2010 la sua carriera si arricchisce di una nuova esperienza, quella di conduttore televisivo: su Rai Tre conduce "E se domani", un'innovativa trasmissione di divulgazione scientifica in onda in prima serata.
Nel 2012 partecipa alle Paralimpiadi di Londra gareggiando ora sulle tre ruote dell'handbike: compie un'impresa straordinaria vincendo la medaglia d'oro e salendo sul gradino più alto del podio, per la prima volta nella sua carriera sportiva.
Il 12 ottobre 2014 compie un'altra impresa: dopo mesi di allenamento partecipa alle Hawaii alla più importante gara al mondo di triathlon "Ironman", che prevede 3,8 km da percorrere nuoto, 180 km con la handbike e 42 km (la distanza della maratona) con la carrozzina olimpica. Il solo fatto di portare a termine questa gara massacrante è per ogni partecipante un grande successo.
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Pensieri
Se uno non si crea alibi e ci prova, è più facile che le cose che vuole accadano
Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era solo con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio
Una delle cose che mi piace fare è la hand bike, una bicicletta che si spinge con le braccia, una disciplina molto bella, divertente, dura e che mi vede abbastanza tagliato
Spero che questi successi convincano qualche ragazzo disabile ad uscire di casa a riprendere a vivere con lo sport. La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni
E' stato uno dei matematici più importanti del Novecento ed è diventato molto noto soprattutto grazie al film del 2001 “A Beautiful Mind” – diretto da Ron Howard e interpretato da Russell Crowe – che racconta la sua vita e la sua malattia, la schizofrenia paranoide. Nash era nato a Bluefield, in West Virginia, negli Stati Uniti, il 13 giugno del 1928 e fin da giovane aveva dimostrato di essere molto portato per la matematica. I genitori gli fecero frequentare corsi di matematica avanzata già negli ultimi anni di liceo. Quando terminò l’università, il suo professore gli scrisse una lettera di raccomandazione di una sola riga: «Quest’uomo è un genio». Nash proseguì gli studi all’università di Princeton e nel 1950 pubblicò la sua dissertazione per il dottorato in cui trattava la teoria dei giochi. Grazie a questo studio nel 1994 vinse il Premio Nobel per l’Economia. A partire dal 1959 Nash cominciò a manifestare sintomi di schizofrenia e, quasi sempre contro la sua volontà, fu ricoverato per lunghi periodi in ospedale. Nel 1970 fu ricoverato per l’ultima volta. Uscito dall’ospedale ritornò a vivere con l’ex moglie Alicia Lopez-Harrison de Lardé, dalla quale aveva in precedente divorziato proprio a causa della malattia, nel 1963. La situazione di Nash divenne più stabile e nel 2001 si risposò con l’ex moglie. E' morto il 23 maggio 2015 insieme alla moglie in un incidente stradale in New Jersey, negli Stati Uniti.
La matematica, il calcolo e i computer sono stati la medicina che mi ha
riportato ad un'idea più razionale e logica, aiutandomi a rifiutare il
pensiero e l'orientamento allucinatori. La matematica è curativa e in
America viene usata nella terapia occupazionale al posto dei farmaci.
Con ottimi risultati.
Nato a Orange (in Francia) il giorno 28 dicembre 1962 fin da bambino impara a suonare la batteria ed il pianoforte; si dedica dapprima allo studio della musica classica e solo successivamente al genere prediletto del padre, il jazz, dalla cui collezione di dischi può attingere in modo ampio per prendere ispirazione.
Dalla nascita è colpito da una malattia genetica chiamata osteogenesi imperfetta, nota anche come "Sindrome delle ossa di cristallo", per la quale le ossa non crescono, costringendolo a un'altezza inferiore al metro. Per suonare deve necessariamente utilizzare un particolare dispositivo, realizzato dal padre che consiste in un parallelogramma articolato, che gli permette di raggiungere i pedali del pianoforte.
La prima esibizione in pubblico di Michel Petrucciani arriva quando ha solo tredici anni: la sua carriera di musicista professionista prende il via solo due anni dopo, quando coglie l'occasione di suonare con il batterista e vibrafonista Kenny Clarke, con cui Michel registra il suo primo album a Parigi.
Nel 1997 a Bologna ha modo di esibirsi alla presenza di papa Giovanni Paolo II, in occasione del Congresso Eucaristico.
In seguito a una banale influenza Michel Petrucciani muore il 6 gennaio 1999 a New York, in seguito a gravi complicazioni polmonari. Aveva solo 36 anni. La sua salma giace presso il cimitero parigino di Père Lachaise, accanto alla tomba di un altro grandissimo compositore: quella di Fryderyk Chopin.
Nato a Bonn (Germania) il 16 dicembre 1770 è stato un compositore e pianista tedesco.
Era affetto da sordità, già intorno ai trent'anni dichiarava di avere difficoltà a capire le parole di una persona che parlava a bassa voce.
Per ascoltare gli attori a teatro, inoltre, era costretto a mettersi vicino all'orchestra. La crescente sordità tuttavia lo gettò in uno stato di profonda prostrazione, che nel 1802 lo spinse persino a tentare il suicidio.
A causa dei problemi di udito Beethoven si isolò progressivamente dalle persone che lo circondavano, compromettendo molte relazioni sociali e affettive.
Nel 1819, otto anni prima della morte era completamente sordo. Nonostante ciò, Beethoven continuò a comporre: la celebre nona sinfonia con l'Inno alla gioia fu scritta nel 1824.
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Pensieri
Catturerò il destino afferrandolo per il collo. Non mi dominerà.
La musica deve far sprizzare il fuoco dallo spirito degli uomini
Nicholas James Vujicic è nato a Melbourne (Australia) il 4 dicembre 1982 con una rara malattia genetica: la tetramelia. E' privo di arti, senza entrambe le braccia, e senza gambe eccetto i suoi piccoli piedi, uno dei quali ha due dita. E' un predicatore e uno speaker motivazionale australiano, direttore di Life Without Limbs, un'organizzazione per i disabili.
Non dovete mai pensare che basti semplicemente credere in qualcosa.
Va bene credere nei propri sogni, ma bisogna agire affinché si realizzino.
Si può avere fiducia nei propri talenti e fede nelle proprie capacità, ma se non si fa nulla per svilupparli e sfruttarli, quale utilità avranno?
Forse vi ritenete persone buone e gentili, ma se non trattate gli altri con bontà e gentilezza, dov’è la prova di ciò che asserite?
Ognuno di noi può scegliere di credere o di non credere.
Ma se avete scelto di credere (non importa in cosa), dovete assolutamente agire.
In caso contrario, perché credere?
Magari vi trovate di fronte ad alcune sfide sul piano professionale, affettivo o della salute.
Forse avete subìto maltrattamenti, abusi o discriminazioni.
Saranno questi eventi a determinare il corso della vostra vita, se non agirete in prima persona per darle un senso.
Per quanto possiate credere nei vostri talenti, nella vostra capacità di amare o in quella di superare handicap e malattie, la fede da sola non porterà nessun cambiamento in positivo nella vostra vita.
Dovete metterla in azione.
Se siete convinti di poter cambiare in meglio la vostra vita o lasciare un segno positivo nella vostra città, nella nazione o nel mondo, datevi da fare.
Se pensate di aver avuto un’ottima idea, che vi consentirà di avviare con successo una nuova attività, dovete investire tempo, denaro e impegno affinché l’impresa prenda piede.
Viceversa, a che pro aver avuto quell’idea?
Se avete trovato qualcuno con cui vorreste trascorrere tutto il resto della vita, perché non buttarsi?
In fondo, cos’avete da perdere?
Nato nel 1992 causa una malattia genetica rara è costretto su una sedia a rotelle. Dopo il diploma Scientifico, studia “Scienze Politiche”, curriculum in “Comunicazione, Media e Giornalismo” alla Scuola “Cesare Alfieri” di Firenze. Dal Luglio del 2014, “a causa” di questo suo post è diventato il promotore della campagna nazionale di sensibilizzazione #vorreiprendereiltreno, catturando l’attenzione dei media italiani ed esteri.
Francese, è nato negli anni ’80. I bambini come lui, con la Sindrome di Asperger, in quegli anni finivano in istituto. Anche in un Paese come la Francia. Invece, grazie alla determinazione della madre, il destino di Hugo Horiot è stato quello di diventare uno scrittore e attore di grande successo. L’attività teatrale è iniziata a 15 anni, tra i banchi del liceo. È seguita poi la frequentazione di una scuola per attori professionisti. Ma la vera fama è arrivata nel 2013 con la pubblicazione del romanzo autobiografico “L’empereur c’est moi”, in versione italiana con il titolo “La mia voce arriva dalle stelle”. 50mila copie vendute, tradotto in 5 lingue ed in uscita negli Stati Uniti. Il bestseller è stato poi adattato per il palcoscenico e messo in scena per la prima volta nel febbraio 2015, con Horiot nel ruolo del protagonista.
L'handicap è una parte del mondo e non un mondo a parte. Non penso di essere un fenomeno: credo che tutti, con determinazione, impegno e sacrificio, possano raggiungere i propri obiettivi, a prescindere dallo stato fisico Le distanze sono fatte per essere percorse